Briciole

una ardente domenica

Guido piano, mentre in auto accompagno mio figlio a casa della sua ragazza, che abita in un paese vicino.

Sono le tre del pomeriggio di una domenica torrida.
Attraversiamo la campagna, una distesa di campi consumati dalla mietitura e prati incolti, macchie di alberi verde scuro e lontane casupole colorate, sotto un cielo di vetro spesso.
Il caldo è opprimente, ma abbiamo acceso il condizionatore e per adesso siamo a posto.
Il paesaggio intorno è immobile in una luce pietrificata: sembra un'immagine, piuttosto che la realtà.
Mio figlio però non ci fa caso, ascolta la sua musica da un'auricolare, mentre col dito scrolla sul display dello smartphone: con la coda dell'occhio vedo scorrere le anteprime di un brano dopo l'altro. In modo simile, le ombre degli alberi che affiancano la strada scorrono sotto le nostre ruote con un ritmo blando.
L'asfalto è grigio pallido, scolorito dalle successioni di chissà quante notti ghiacciate, giorni piovosi o pomeriggi roventi.
Il rettilineo è un film che guardo distrattamente, con appena l'attenzione che serve per guidare sicuri: perso nei miei soliti pensieri, non osservo più di tanto, ma vedo il paesaggio materializzarsi e venirmi incontro solamente mano a mano che avanzo.

Siamo arrivati: mio figlio scende soddisfatto, "ciao, a dopo".

Giro l'auto e riattraverso gli stessi scenari di poco fa. Arrivo a casa, infilo l'auto sotto il pergolato e trattengo il respiro, prima di uscire dall'abitacolo e subito tuffarmi nell'aria liquida e calda.

Rientro infine a casa e nell'ombra fresca e confortante del soggiorno, mi lascio cadare sul divano, privo di energia, nonostante oggi mi sia riposato.
Segue il pomeriggio di una domenica letargica, chiuso al fresco con mia figlia, finalmente a dipingere quella maglietta che dicevamo, aspettando la sera, per rivedere mia moglie e mio figlio.

Fuori, un sole che sembra non voler perdonare.