salto all'indietro
"Salto all'indietro
All'inizio del bene e del male
Quando l'inizio e la fine
Nessuno ti dice cos'è
Fammi dormire, ma intanto parlate
Fammi dormire"
Questo brano di Pacifico mi ha sempre affascinato. Amo riscoprire ad ogni ascolto un frammento di quel che considero racconto di me stesso: sa descrivere la vita con le parole che, senza riuscirci, vorrei trovare io.
I salti all'indietro io li faccio.
Salto indietro nel tempo con la mente, forse troppo spesso, cercando le radici del mio attuale essere, le spiegazioni di tanti perché, il conforto delle ragioni. Ma non le trovo: ritrovo piuttosto, non volontariamente, soprattutto le conferme delle mie carenze.
Non è che questi miei viaggi siano salutari, in effetti: alla ricerca delle origini del mio essere quale sono ora, mi sorprendo a raccogliere conferme del mio mal-essere, del mio non-essere, delle mie mancanze di oggi.
Lanciato da questi salti, procedo attravesando in silenzio i corridoi della memoria, dove scopro appese alle pareti gigantografie sfocate del mio passato che non vorrei. Le noto, allungo il passo, provo a tirar dritto evitando di dare loro attenzione, ma non mi lasciano scampo: si impongono con la loro estensione, mi accompagnano, mi raggiungono, non mi vogliono lasciare. Pretendono a tutti i costi di essere viste, anzi, osservate, e di manifestare davanti a me quello che non ero o non sono diventato.
Voglio smettere questi salti all'indietro.
Voglio finirla di ritrovare queste conferme: "è così, è giusto che tu sia incompleto, difettoso, inadeguato".
Se dovranno esserci, potranno essere casomai viaggi differenti: gioiosi, sereni, come visite di cortesia alla persona che ero. Non incursioni, non sortite, non salti guidati dal rimorso o dal rancore, ma viaggi di piacere.
Oppure val la pena scordarsi, perché in fondo il passato non esiste più. Il me stesso di ieri, immerso nella sua vita di un tempo, non esiste più.
Perché dunque cercarlo..?