Briciole

fino a qui

Mentre il verde cupo degli alberi preannuncia la fine dell'estate, i miei incontri con lo psicologo continuano.

L'ultima volta mi ha spiegato (o meglio, io ho capito questo) che i percorsi e le attività che si fanno per cercare di risolvere problemi come i miei, in tanti casi possono arrivare solo fino ad un certo punto; si può stare meglio, ma non succederà mai una magia.
L'anima non esploderà come una supernova, non espellerà alcuno strato esterno, per lasciar brillare quel che resta come una stella rinata.
Sì, ho capito questo, durante l'ultimo incontro.
Male?
Delusione?
Inizialmente sì.
Quando ho capito che si può arrivare fino a qui, mi sono sentito prima spaesato, poi deluso.
Forse un po' tradito, anche.
Poi però la sua franchezza mi ha tranquillizzato. Perché in fondo la realtà è questa: diversa dai miei sogni più belli, ma affrontabile con fiducia.
I miei sogni, quelli in cui immagino che la mia vita improvvisamente possa fare la classica svolta, per poi avviarsi verso un punto di perfezione o uno stato in cui io mi senta "risolto", non potranno avverarsi. Dovrò convivere con i miei limiti, che mi sono stati tramandati dalla famiglia. Ed è quello che avviene per ognuno di noi.
Siamo tutti un po' Achille, abbiamo un punto vulnerabile, una o più fragilità, qualcosa di irrisolto, che ci accompagnerà per sempre.
E questa non è per forza una sventura, perché ciò che "manca" o che non piace garantisce la spinta verso il cambiamento.
Senza, saremmo statici, immutabili, incapaci di evolvere; sia come individui, che come genere umano.

Mentre cerco di fare davvero miei questi pensieri (per accettare l'iniziale delusione...), penso ai compiti per casa in vista del prossimo incontro: cominciare a farmi del bene, non tanto per me, quanto per il bene dei miei figli. Sembra scontato, ma io me ne dimentico continuamente, concentrando tutte le mie emozioni su me stesso. "Fatti stare bene per i tuoi figli, per dare loro l'esempio che si può fare qualcosa per cambiare quello che non ci piace o non ci fa stare bene", mi dico.
Seconda cosa, coltivare attività che mi piacciono, che mi facciano stare bene e che mi facciano sentire davvero che posso trovare altro nella vita, oltre al male che provo al lavoro. Ma devo davvero cominciare, niente scuse.

È tardi, sono stanco e le pareti della camera mi vedranno prendere sonno in uno stato d'animo un po' sfiduciato.
Ma so che continuerò a camminare lungo la vita, anche se con passo sempre diverso.