Briciole

fino a qui

Mentre il verde cupo degli alberi preannuncia la fine dell'estate, i miei incontri con lo psicologo continuano.

Nel tentativo di curare un'anima ferita, si può arrivare fino ad un certo punto; si può aiutarla a stare meglio, ma non succederà mai la magia.
L'anima non esploderà come una supernova, non allontanerà nessuno strato esterno per poi brillare come una stella rinata.
Ho capito questo, nell'incontro di oggi.
Male? Delusione?
Inizialmente sì.
Quando lo psicologo mi ha spiegato come funziona, secondo lui, mi sono sentito prima spaesato, poi deluso, forse un po' tradito, anche.
Poi la sua franchezza mi ha tranquillizzato. In fondo, la realtà è questa: è diversa dai nostri sogni più belli, quelli in cui immaginiamo che la nostra vita possa raggiungere un punto di perfezione.
Noi siamo Achille: abbiamo tutti una o più fragilità, qualcosa di irrisolto, per sempre.
E questa non è per forza una sventura: ciò che "manca" è spinta verso il cambiamento. Senza, saremmo statici,immutabili, incapaci di evolvere, come individui, così come genere umano.

Mentre cerco di fare davvero miei questi pensieri, ho un paio di compiti per casa: cominciare a fare del bene a me pensando sempre che è per il bene dei miei figli (sembra scontato, ma lo dimentico continuamente, concentrando sempre tutte le mie emozioni su me stesso). Seconda cosa, coltivare attività che mi piacciano, che mi facciano stare bene e che mi facciano sentire davvero che posso trovare altro nella vita, e non solo il male che provo al lavoro. Ma devo davvero cominciare, niente scuse.

È tardi, sono stanco e le emozioni della giornata mi vedranno prendere sonno un po' sfiduciato.
Ma so che riprenderò a camminare lungo la vita, anche se con passo sempre diverso.