viaggio /10: effetti inattesi
Fra l'ultimo incontro con lo psicologo e il precedente è trascorso più di un mese, perché finalmente, stavo piuttosto bene e non serviva più vederci troppo spesso.
L'ultima volta, entrando nello studio, mi sentivo tranquillo; ero consapevole della "regressione" avvenuta nelle ultime settimane, quelle sotto Natale, ma ero anche ansioso di lasciarmi sorprendere da quello che poteva succedere, come in ogni incontro.
La seduta era cominciata in modo sommesso; mi sentivo sereno ed ho raccontato allo psicologo che, sì, andava tutto bene.
Però, a pensarci bene, sentivo di essere leggermente "tornato indietro" negli ultimi tempi, sia nella vita in casa, ma anche al lavoro. Ripensando a certi episodi, sapevo di aver reagito nuovamente in modo un po' impulsivo. Anzi, diciamo pure in modo un po' immaturo.
Ma quello che sentivo più di tutto era di essermi fermato: come se nelle settimane precedenti avessi salito una scala, che mi aveva portato a un livello più alto di consapevolezza. E adesso, dopo un po', sembrava che il mio percorso procedesse lungo... un pianerottolo.
Ci ha pensato su un po', ha riletto i suoi appunti e mi ha fatto qualche domanda specifica.
Io restavo in attesa, tranquillo e curioso, di vedere come sarebbe continuato l'incontro.
Alla fine abbiamo fatto il "solito" lavoro, ma stavolta dovevo immedesimarmi prima nel me stesso fanciullo, poi nel me stesso adulto e i due dovevano cominciare un dialogo.
Inaspettatamente, ad un certo punto mi ha sopraffatto un'emozione fortissima, forse mai provata prima e ammetto di aver pianto a dirotto, come poche volte mi era successo in vita mia.
Lo psicologo mi ha spiegato l'importanza di questa emozione e la funzione che ha avuto nel connettere ulteriormete la parte razionale e la parte emotiva del cervello. Mi ha anche stupito la sicurezza con cui mi ha detto: "vedrai già da domani come ti sentirai diverso".
Da quell'incontro è passata qualche settimana e quello che ho capito è che oggi vivo continamente "sveglio" ed attento a cosa provo, a cosa penso nelle varie situazioni della giornata. Sono più presente.
Rispetto a com'ero un anno fa mi sento profondamente cambiato: non provo più inutili sensi di colpa, non mi sento più inadeguato. Piuttosto, mi rendo conto dei miei limiti e li accetto senza problemi. Mi sento inoltre fiducioso, nel senso che non mi capita più di pensare al progetto di un nuovo cambiamento o a qualche modifica per migliorarmi con parole come come "non ne vale la pena..."
Il percorso continuerà, sicuramente con un ritmo differente, ma lo considero ancora come qualcosa che è appena iniziato.
Ogni passo è una nuova scoperta di sé.