Briciole

la mia giornata-tipo /2

Salgo in macchina e in breve arrivo sulla strada che mi porta al lavoro. In autunno a quest'ora il sole è appena sorto e ancora basso sull'orizzonte sgombro e, se il tempo è bello, la luce mi arriva dritta nelle pupille: occhiali da sole e parasole abbassato mi permettono di guidare tranquillo. Nella bella stagione è uguale: il sole è gia alto e abbagliante.
Ho la fortuna di attraversare tratti di campagna e di costeggiare corsi d'acqua, che a seconda della stagione sanno regalare scorci davvero belli. Mi è capitato anche di incrociare una volpe, due o tre volte.
Di solito il mio umore non è bello, a causa del mio rapporto con il lavoro, per cui il viaggio è un'occasione per distrarmi, pensando ai fatti miei, piuttosto che ragionare su come organizzare la giornata in ufficio.
Il tragitto è breve e arriva presto il momento di entrare nel luogo dal quale uscirò solo per la pausa caffè, il pranzo e a fine giornata: i locali sono ancora bui e silenziosi, come l'esterno del resto. Ci sono solo un paio di colleghi, più mattinieri di me.
I primi rumori sono un veloce saluto e i fruscii delle stampanti e dei pc che si accendono.
Alzo la tapparella e vedo la bella siepe del condominio e magari un pettirosso.
Mi siedo, accedo alla rete, controllo notizie ed email e comincio il mio lavoro. Fra qualche minuto cominceranno ad entrare altri colleghi e i capi; comincerò a percepire che clima si prepara oggi in studio e cominceranno le mie reazioni emotive...
Di solito il mio lavoro procede senza troppi problemi: solo a tratti diventa ripetitivo e ogni tanto devo concedermi una distrazione, come dare una letta ai titoli delle news oppure controllare le mie email personali, o scambiare un paio di (decine di) messaggi su w.a. Pausa caffè con le solite colleghe e si cerca, con successo, di non parlare di lavoro: io parlo spesso di cucina, perché mi diverte, oppure ci si aggiorna su come vanno le cose di ognuno. Siamo un bel gruppo, tutto sommato. Ultimamente penso spesso che detesto il mio lavoro, ma è una scusa, perché ho a che fare con un bel gruppo di persone.
Si va avanti fino alla pausa pranzo, che ho la fortuna di poter trascorrere a casa. Poi comincia il pomeriggio di lavoro alla scrivania, lungo e lento...