Briciole

"Devo" vs "Voglio"

Durante una domenica a pranzo con amici abbiamo parlato, fra le altre cose, anche dei vari percorsi di crescita personale che ciascuno ha affrontato nella vita.
Fra le molte cose dette, una mi ha colpito, perché da un lato sembra ovvia, dall'altro non ci avevo mai pensato: una nostra amica ha parlato di come troppe volte nella vita pensiamo, diciamo, scriviamo la parola "devo", mentre troppo spesso dimentichiamo la parola "voglio".

Effettivamente, per me è così: mi metto continuamente in secondo piano per rispettare le aspettative degli altri. E così facendo, smetto di ascoltare le mie.

Voglio può rappresentare le nostre aspirazioni e la nostra personale affermazione e realizzazione: troppo spesso viene messa da parte per il devo, ossia quello che vogliono gli altri, quello che ci si aspetta da noi. O meglio, quello che noi riteniamo che ci sia richiesto.

Da quella domenica sono molto attento a come ragiono: appena compare nei miei pensieri la parola "devo", la analizzo, valuto il contesto in cui l'ho pensata. E decido.
Molte volte ho già potuto sostituirla con "voglio" e mi ha fatto stare bene.

Un esempio pratico: in un'email di lavoro, giorni fa, mi sono accorto che stavo pensando (e stavo per scrivere) "devo prima vedere alcune cose di questo progetto con te". Ho subito valutato se quel "devo" potesse diventare un "voglio".
"Voglio prima vedere alcune cose di questo progetto con te": modificando questa parola è cambiato di colpo il mio modo di sentire quel compito, all'improvviso l'ho percepito di più come qualcosa di mio, dipendente da me e dal mio impegno, piuttosto come un'imposizione, da portare a termine per forza.

Dopo questo ragionamento, quel lavoro l'ho seguito più volentieri e anche con maggior attenzione e in generale adesso ho fiducia di poter "indirizzare" i miei compiti e svolgerli con maggiore trasporto. E in un lavoro spesso noioso questo aiuta molto.

E' solo un piccolo esempio che riguarda le lunghe ore in ufficio, ma questa attenzione alle parole, ultimamente cerco di applicarla sempre: ovviamente non a caso, ma quando possibile.

Un altro esempio che fa ridere, ma che con me funziona: "devo pulire casa", può diventare "voglio pulire casa", da compito noioso e inevitabile (pena, vivere nel lerciume) a scelta di prendermi cura del luogo in cui vivo e quindi di me stesso e dei miei cari.

"Devo andare a trovare quella persona" (magari perché so di trascurarla da un po'), diventerà "voglio andare a trovare quella persona": in questo caso, nella mia testa potrò capire se davvero lo voglio.
Riflettendo in questo modo posso capire se veramente è una cosa che desidero, oppure se sto ragionando su aspettative altrui, e, se capisco che "non voglio", smetterò di avere i sensi di colpa, quelli che mi facevano pensare "devo" e sarò una briciola più sereno di prima.

Alla fine, si tratta di un esercizio come tanti e capisco che può sembrare una sciocchezza, eppure molte volte questo cambio di parola mi aiuta a mutare atteggiamento, e tante azioni si trasformano da doveri mal digeriti in scelte libere.
Ma soprattutto, ed è questa la cosa più importante, sento, ogni volta un po' di più, di avere il controllo di me e della mia vita.

In questo periodo, come ho già detto, sto introducendo vari piccoli cambiamenti nelle mie giornate e sto "testando" che effetto hanno. Le nuove abitudini che non servono o non hanno effetto, semplicemente vengono dimenticate e lasciano spazio ad altre.

Il percorso dallo psicologo, inaspettatamente, sta avendo effetti benefici prima di quanto mi aspettassi.

#crescita